Il secondo giorno del CES 2026 ha rappresentato uno spartiacque chiaro rispetto alla tradizionale narrativa della fiera. Se per anni Las Vegas è stata il palcoscenico di promesse futuristiche, concept irrealizzabili e prototipi più vicini alla fantascienza che alla vita reale, il 7 gennaio ha raccontato una storia diversa. Una storia fatta di tecnologia concreta, tangibile, utilizzabile, pensata per essere vissuta e non solo osservata dietro una teca illuminata.
Il vero protagonista non è stato un singolo prodotto, ma un cambio di mentalità. La tecnologia non chiede più attenzione, chiede integrazione. Non pretende di essere al centro della scena, ma di funzionare in modo silenzioso, continuo, naturale. È una tecnologia che si muove, che reagisce, che assiste, che semplifica. Una tecnologia che entra nelle case, nei corpi, nelle abitudini quotidiane.
Durante questa seconda giornata, il CES ha mostrato una direzione precisa: meno schermi, più fisicità; meno app, più interazione reale; meno spettacolo, più utilità.
LEGO Smart Play: il gioco che torna a essere fisico, sociale e sorprendentemente intelligente
Tra le innovazioni che hanno maggiormente colpito visitatori e addetti ai lavori, LEGO Smart Play si è imposto come uno dei progetti più riusciti dell’intera fiera. Non solo per l’aspetto tecnologico, ma per il messaggio culturale che porta con sé.
Negli ultimi anni il gioco è stato progressivamente inglobato dal digitale: tablet, console, app educative, schermi ovunque. LEGO sceglie invece una strada opposta, e lo fa con una chiarezza sorprendente: riportare il gioco al centro dell’esperienza fisica, ma arricchirlo con una tecnologia invisibile e intelligente.
Il cuore del sistema è lo Smart Brick, un mattoncino apparentemente identico a quelli tradizionali, ma capace di percepire movimento, posizione, inclinazione e contesto. Non c’è bisogno di schermi, smartphone o connessioni continue. Il mattoncino reagisce direttamente a ciò che il bambino fa con le mani.
Questa scelta cambia completamente il modo di giocare. Il bambino non guarda più un display per ricevere feedback: è il gioco stesso a rispondere, con suoni, luci e reazioni in tempo reale. È un ritorno alla fantasia attiva, all’immaginazione condivisa, al gioco di ruolo che si costruisce insieme ad altri.
Un sistema che premia il movimento e la creatività
Smart Play non guida il giocatore lungo binari predefiniti. Al contrario, premia l’improvvisazione, il movimento libero, la sperimentazione. Ogni gesto può produrre una risposta diversa, trasformando il gioco in un’esperienza sempre nuova.
Durante le dimostrazioni, era evidente come bambini e adulti si muovessero nello spazio, simulando battaglie, voli e inseguimenti. Il corpo torna parte integrante del gioco, in un’epoca in cui spesso viene relegato all’immobilità.
Star Wars come primo universo narrativo
La scelta di lanciare Smart Play con l’universo di Star Wars non è solo commerciale. Astronavi, duelli, suoni iconici e battaglie spaziali sono il terreno ideale per mostrare come il movimento fisico possa diventare narrazione dinamica.
Muovere un’astronave non è più solo “farla volare”: è attivare suoni, reazioni, sequenze che danno vita a una storia. È un gioco che si costruisce nel momento stesso in cui viene giocato.
WheelMove: l’accessibilità che diventa esperienza di libertà
Un altro dei momenti più significativi del giorno due è arrivato dal mondo della mobilità assistita, con WheelMove, un dispositivo che dimostra come l’innovazione possa essere semplice e profondamente trasformativa allo stesso tempo.
WheelMove non è una nuova sedia a rotelle, e questa è già una dichiarazione d’intenti. È un sistema che si aggancia a una sedia manuale esistente, senza costringere l’utente a cambiare mezzo, abitudini o postura. In pochi istanti, il dispositivo solleva le ruote anteriori e introduce una grande ruota centrale motorizzata.
Il cambiamento è immediato. Superfici che prima richiedevano uno sforzo enorme — prati, pavé, rampe, marciapiedi irregolari — diventano percorribili con molta meno fatica. Non si tratta di velocità, ma di resistenza, autonomia, continuità di movimento.
Più che potenza, controllo
Ciò che colpisce di WheelMove non è la forza del motore, ma la sensazione di controllo. L’utente non viene trascinato, ma assistito. La spinta è modulata, naturale, rispettosa del gesto umano.
In un contesto urbano spesso progettato senza considerare davvero l’accessibilità, dispositivi come questo non migliorano solo la mobilità, ma anche la qualità della vita e la percezione dello spazio.
Throne: quando la tecnologia entra negli spazi più intimi della vita
Tra i prodotti che hanno suscitato maggiore curiosità e discussione, Throne occupa un posto particolare. Un dispositivo montato sul WC che utilizza visione artificiale per monitorare parametri legati alla salute intestinale e urinaria può sembrare, a prima vista, una provocazione.
Eppure, osservandolo dal vivo, emerge una visione più profonda. Throne non vuole sostituire il medico, né medicalizzare ogni aspetto della vita quotidiana. Vuole invece intercettare segnali deboli, variazioni minime, cambiamenti che spesso passano inosservati.
La salute come processo continuo
Viviamo in un’epoca in cui la salute viene monitorata quasi esclusivamente attraverso eventi isolati: una visita, un esame, un controllo occasionale. Throne propone un approccio diverso: la costruzione di una base personale nel tempo.
Non si tratta di dati astratti, ma di confronti con se stessi. È una filosofia che sposta l’attenzione dalla diagnosi tardiva alla prevenzione quotidiana. Un concetto che, se applicato con criterio e responsabilità, potrebbe cambiare profondamente il rapporto tra tecnologia e benessere.
IKEA e la smart home che smette di intimidire
L’ingresso di IKEA nel mondo del CES non è stato accompagnato da annunci roboanti o tecnologie futuristiche. Al contrario, il marchio svedese ha portato qualcosa di sorprendentemente raro: buon senso.
La sua visione di smart home è fatta di oggetti semplici, economici, facili da installare. Lampadine intelligenti, prese, sensori, telecomandi. Tutto pensato per funzionare subito, senza configurazioni complesse o ecosistemi chiusi.
Design e accessibilità come valori tecnologici
I prodotti presentati dimostrano che la tecnologia non deve per forza apparire “tecnologica”. Può essere discreta, integrata, coerente con l’ambiente domestico. La smart home diventa finalmente un’estensione naturale della casa, non un laboratorio sperimentale.
In un settore spesso dominato da soluzioni costose e complesse, IKEA propone un modello che abbassa la soglia di ingresso, rendendo l’automazione accessibile a un pubblico molto più ampio.
SwitchBot Onero H1: il robot domestico che privilegia l’affidabilità
Il robot umanoide SwitchBot Onero H1 non corre, non salta, non impressiona per velocità. E proprio per questo convince.
Dotato di ruote, braccia articolate e intelligenza artificiale, Onero H1 è pensato per svolgere compiti domestici reali: caricare una lavatrice, spostare oggetti, eseguire azioni ripetitive. Si muove lentamente, con precisione, come farebbe una persona concentrata su ciò che sta facendo.
Un nuovo modo di pensare la robotica domestica
Qui il messaggio è chiaro: meglio lento che inaffidabile. In casa, un robot non deve stupire, deve funzionare. Deve poter operare mentre non siamo presenti, senza rischi, senza errori.
È una visione pragmatica della robotica, lontana dall’immaginario fantascientifico, ma molto più vicina alla realtà.
Eyebot: la prevenzione che diventa accessibile
Eyebot affronta uno dei problemi più sottovalutati della sanità moderna: l’accesso ai controlli di base. Il suo chiosco automatizzato permette di eseguire un test visivo completo in pochi minuti, guidato passo dopo passo.
Non sostituisce una visita approfondita, ma abbatte le barriere di tempo, costo e distanza. In un mondo in cui molti problemi di vista vengono scoperti troppo tardi, strumenti come questo possono fare una differenza enorme.
Dephy Sidekick: ridurre la fatica, non aumentare la forza
Le sneaker robotiche Dephy Sidekick non promettono superpoteri. Promettono qualcosa di molto più utile: meno fatica.
L’esoscheletro alla caviglia fornisce un supporto adattivo che segue la camminata dell’utente, offrendo una spinta leggera ma costante. Il risultato è una sensazione di leggerezza, non di artificio.
Per chi cammina molto, per chi ha limitazioni motorie, per chi vive la fatica come ostacolo quotidiano, questa tecnologia può cambiare radicalmente il modo di muoversi nello spazio.
Clear Drop: affrontare il problema della plastica partendo da casa
Clear Drop parte da una constatazione semplice: una grande quantità di plastica morbida non viene riciclata. Il suo compattatore domestico trasforma sacchetti e imballaggi in blocchi densi, pronti per essere gestiti in modo più efficiente.
Non è una soluzione definitiva, ma è una risposta concreta a un problema reale. Dimostra che anche la sostenibilità può passare da dispositivi pratici, non solo da grandi politiche industriali.
Nosh: cucinare meglio senza cucinare di più
Il robot culinario Nosh non vuole competere con chef o cucine professionali. Vuole risolvere un problema quotidiano: mangiare meglio quando il tempo e le energie scarseggiano.
Pensato per piatti semplici ma nutrienti, Nosh automatizza la preparazione di zuppe, sughi e pasti completi, offrendo un’alternativa reale ai cibi pronti industriali.
È tecnologia che non elimina il cibo, ma restituisce dignità al pasto anche nelle giornate più frenetiche.
Il secondo giorno del CES 2026 racconta una tecnologia che ha smesso di urlare e ha iniziato a lavorare. Non cerca più attenzione, ma fiducia. Non promette rivoluzioni improvvise, ma miglioramenti continui.
Gioco, mobilità, salute, casa, sostenibilità, alimentazione: ogni ambito è stato affrontato con un approccio più umano, più concreto, più responsabile.
Il futuro non è più un evento. È un processo.
E al CES 2026, questo processo è finalmente diventato visibile.


