Uno dei progetti più significativi promossi dal G7 sotto la presidenza italiana, ossia la creazione di un hub per lo sviluppo sostenibile dell’intelligenza artificiale in Africa, rappresenta un’iniziativa strategica volta a colmare il divario tecnologico tra il Nord e il Sud del mondo, con un occhio di riguardo verso le opportunità di sviluppo economico e l’innovazione nel continente africano.
Il contesto del Piano Mattei
Il Piano Mattei è un programma di investimenti in Africa voluto dal governo Meloni, che prende il nome da Enrico Mattei, fondatore dell’ENI e noto per aver intrapreso iniziative simili in passato. Questo piano mira a stabilire partnership economiche con paesi africani in modo da garantire uno sviluppo sostenibile e rafforzare i legami economici tra l’Italia e il continente africano.
L’hub per l’intelligenza artificiale, che si inquadra all’interno di questo piano, ha tre principali obiettivi:
- Garantire alle startup africane accesso a grandi infrastrutture di calcolo, come i supercomputer europei e data center avanzati. Questo aiuterà a migliorare la loro capacità di sviluppo tecnologico.
- Promuovere l’addestramento di grandi modelli linguistici (LLM), con un’attenzione particolare verso le lingue locali africane. L’AI generativa oggi è spesso sviluppata e basata sull’inglese, ma l’introduzione di modelli multilingue può contribuire a democratizzare l’accesso alla tecnologia AI.
- Realizzare percorsi di formazione per giovani talenti e professionisti africani, in modo da garantire un’autonomia di sviluppo tecnologico a lungo termine.
Questa iniziativa viene vista come parte di una più ampia strategia geopolitica, volta a consolidare il ruolo dell’Italia e dell’Europa nel continente africano, che negli ultimi anni ha visto crescere l’influenza di altri attori globali, in particolare la Cina.
Il ruolo delle big tech
Un aspetto fondamentale di questo progetto è l’adesione delle grandi multinazionali tecnologiche, tra cui Microsoft e Amazon Web Services (AWS), che hanno già espresso interesse nel sostenere l’iniziativa. Queste aziende, già attive nel settore del cloud e dei data center, vedono nell’Africa una nuova frontiera per espandere il proprio business, soprattutto in ambiti come l’AI e la digitalizzazione.
Microsoft, ad esempio, ha annunciato un investimento di 4,3 miliardi di dollari per espandere la propria infrastruttura in Italia, con l’obiettivo di farne un hub tecnologico verso il Nord Africa e il bacino del Mediterraneo. Questa mossa fa parte di un piano più ampio che include la promozione del piano Mattei e il rafforzamento delle collaborazioni con il Sud del mondo.
AWS, invece, è interessata a diventare un partner chiave dell’hub AI, attraverso il quale vuole non solo sostenere le startup africane, ma anche ampliare la propria presenza nel mercato del cloud e della tecnologia in Italia, così come nel Nord Africa. Questa visione strategica si basa sulla necessità di promuovere l’adozione della tecnologia cloud nel continente africano, dove solo il 15% delle aziende utilizza questa tecnologia.
Altri attori coinvolti nell’hub includono Sony, che ha già un centro di formazione in Costa d’Avorio, l’azienda italiana Engineering, che si occupa di digitalizzazione, e la startup iGenius, che sta sviluppando un modello AI interamente in lingua italiana, chiamato Modello Italia. Inoltre, il consorzio Cineca, che gestisce il supercomputer italiano a Bologna, giocherà un ruolo chiave nell’offrire capacità di calcolo avanzate.
I progetti con le startup
Uno dei punti di forza del progetto è il sostegno alle startup africane, che rappresentano un motore fondamentale per l’innovazione locale. L’Undp, il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite, ha già lanciato un bando per identificare le startup più promettenti nel continente africano. Sono state selezionate 12 startup, tra cui:
- Kytabu (Kenya): utilizza l’intelligenza artificiale per personalizzare i programmi di formazione.
- IrWise (Tunisia): sviluppa sistemi intelligenti di irrigazione.
- FriendnPal (Costa d’Avorio): ha lanciato una piattaforma che offre consulenza psicologica in diverse lingue.
Le startup selezionate avranno l’opportunità di volare a San Francisco, presso Innovit, l’avamposto del Ministero degli Esteri italiano nella Silicon Valley, per presentare i loro progetti a investitori internazionali e potenziali partner.
Il bando ha visto la partecipazione di 300 startup, di cui oltre un terzo dal Kenya, 52 dall’Algeria e 49 dalla Tunisia. Questi numeri riflettono la strategia dell’Italia di rafforzare le relazioni con i nove paesi chiave del piano Mattei, ossia Marocco, Tunisia, Algeria, Egitto, Costa d’Avorio, Etiopia, Kenya, Repubblica Democratica del Congo e Mozambico.
Addestramento di AI con lingue locali
Un altro progetto già avviato riguarda l’addestramento di modelli di intelligenza artificiale con lingue locali africane, un settore che offre grandi opportunità per l’inclusione digitale. Oggi, la maggior parte delle tecnologie AI è addestrata in inglese, limitando l’accesso a coloro che parlano lingue minoritarie o regionali. Grazie a questo progetto, le comunità locali potranno beneficiare di servizi personalizzati in base alla loro lingua e cultura.
L’alleanza con l’Undp è strategica per l’Italia, poiché questa agenzia dell’ONU ha una presenza capillare in 174 paesi, per lo più africani, e può fornire dati e contatti cruciali per gli investimenti. Tuttavia, l’Italia punta a coinvolgere anche altri attori internazionali, come la Commissione Europea e l’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU), per ampliare ulteriormente il raggio d’azione del progetto.
AI e geopolitica
L’intelligenza artificiale è un tema sempre più centrale nella geopolitica mondiale, e l’Africa rappresenta una delle nuove frontiere per il suo sviluppo. Secondo stime dell’Unione Africana, l’AI potrebbe far crescere l’economia africana di 1.500 miliardi di dollari entro il 2030, un incremento del 50% rispetto all’attuale PIL del continente.
Le big tech americane e l’Europa stanno cercando di posizionarsi in modo strategico per trarre vantaggio da questa crescita, mentre la Cina ha già consolidato una forte presenza in Africa. L’hub AI italiano si inserisce in questa competizione globale, cercando di affermare l’Italia come un intermediario chiave per gli investimenti e la cooperazione con il continente africano.
Uno dei problemi che l’Italia deve affrontare è quello di negoziare alla pari con i giganti del web, che in cambio di investimenti in infrastrutture e potere computazionale cercano di consolidare la loro presenza nel continente. Microsoft, Amazon, e altre multinazionali hanno già mostrato interesse a investire in tecnologie promettenti e startup locali per garantire la loro predominanza nei mercati emergenti africani.
Conclusioni
L’hub per l’intelligenza artificiale in Africa rappresenta una grande opportunità per il continente e per i paesi del G7, Italia in primis, che cercano di posizionarsi come attori chiave nella digitalizzazione e nello sviluppo tecnologico. Con il sostegno delle grandi aziende tech, il progetto punta a promuovere l’innovazione, sviluppare competenze locali e favorire la crescita economica. Tuttavia, la sfida sarà quella di creare partnership equilibrate, che rispettino l’autonomia dei paesi africani e li aiutino a costruire un futuro sostenibile basato sulla tecnologia.
L’intelligenza artificiale potrebbe essere la chiave per il progresso economico dell’Africa, ma solo se sarà gestita in modo equo e sostenibile, con un forte coinvolgimento delle comunità locali e una collaborazione sincera tra il Nord e il Sud del mondo.


